Condorelli Pietro

Pietro Condorelli

Chitarra Jazz

Chitarra

 
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Pietro comincia da autodidatta. La Nuova Compagnia di Canto Popolare, Eduardo Bennato, James Senese con i Napoli Centrale in quegli anni rappresentano per i giovani del Sud un importante esperienza di impegno politico attraverso la musica. La chitarra viene momentaneamente sostituita dal basso elettrico, e si fa musica con gli amici, in trio, insieme con un pianoforte e una batteria, ad animare dal ’76 in poi uno spazio speciale: la mansarda sopra l’appartamento dei genitori. Il Jazz classico intanto aspetta Pietro e la sua chitarra, ormai strumento d’elezione, tra i velluti e il pubblico selezionato di Via Veneto a Roma: al Ristorante L’Elefante Bianco, il chitarrista diciottenne ha modo di suonare con Romano Mussolini, Carlo Loffredo, Tony Scott, e di conoscere Massimo Urbani, mai visto prima di allora, e riconosciuto grazie al suo sound durante una jam session.    
Fermamente convinto che nella vita bisogna tentare di trasformare in meglio l’ambiente che ci circonda, Pietro dà vita ad un Jazz Club a Capua prima, a Caserta in un tipico garage dietro la stazione: passano di là Piscopo, Daniele Sepe, ed è in quel periodo che vengono gettate le basi per le future collaborazioni con Maria Pia De Vito, Pepe ed altri.
Dallo scantinato alle spalle della stazione riprende con nuovo spirito e nuove attività il jazz alla mansarda; nello spazio della casa paterna di Pietro si allestisce uno studio di registrazione a quattro tracce, si sperimentano nuove sonorità in allegre jam session, mentre proseguono gli studi di DAMS nel frattempo intrapresi a Bologna, tra viaggi, nuove amicizie e appunti presi al volo tra una serata e un treno. Risale a questi anni la partecipazione all’LP Caserta Compilation, prodotto da Fausto Mesolella (A.A.V.V. Caserta Compilation, Mediterranea 1983), raccolta che fotografava lo stato dell’arte nella cittadina campana in quegli anni ricchi di fermento.   
Particolarmente interessanti per la sua carriera sono stati poi i sodalizi con i batteristi.
Nell 1984 – 1985, ingaggiato dal batterista Antonio Golino, si getta completamente nel mainstream jazz, facendo con lui coppia fissa a Napoli in una locale all’interno dell’Edenlandia, frequentato dagli Americani della vicina base Nato e da tutti i musicisti che passavano dall’adiacente Auditorium RAI. Larry Nocella, Franco Coppola, Antonio Balsamo, sono solo alcuni dei musicisti coi quali divide il palco di questo storico locale per circa un quinquennio.
Nel 1988 Pietro Condorelli, insieme al trombettista napoletano Marco Sannini fonda l’ensemble Sonora Art Quartet, con Salvatore Tranchini alla batteria e Ares Tavolazzi al contrabbasso; con questi musicisti l’anno successivo realizza una breve tournèe negli Stati Uniti. Alla tournèe fa seguito la registrazione a Boston del primo disco con questa formazione, dal titolo "Sonora", con la partecipazione del sassofonista Jerry Bergonzi; per questo lavoro i Sonora ottengono una menzione nella prestigiosa classifica Top Jazz italiana. Successivamente, Sonora Art Quartet sperimenta una seconda formazione, con Dario Deidda e Pietro Iodice, che genera "Sonora Meet J. B. # 2" nel 1994. Maurizio Giammarco e Massimo Urbani collaborano inoltre al progetto con entrambe le formazioni. Sempre con i Sonora, a Milano, nel mitico locale Capolinea che all’epoca è il centro dell’importante manifestazione Incontro tra i musicisti Italiani, conosce Sergio Veschi, padre della Red Records, etichetta per la quale inciderà soltanto a partire dal 1998 (Easy e Quasimodo), ed incontra Franco Cerri, col quale avrà modo di suonare spesso in seguito.
In questo periodo Pietro intraprende una lungo periodo di attività come freelance suonando in Italia ed all’estero, con musicisti statunitensi, talvolta nelle varie band di Giulio Capiozzo: viene così in contatto con molti musicisti, fra i quali Jerry Bergonzi, Gary Bartz, Gunther Schuller, Urbie Green, Charles Tolliver, Steve Turre, Lee Konitz, Jimmy Owens, Steve La Spina, George Cables, Jimmy Wood, Cameron Brown, Bob Mover, BillyHart, Bruce Forman, Jim Snidero e Dick Oatts, con il quale collabora tuttora insiema a Enzo Carpentieri e Marc Abrams.
Pietro inizia poi la collaborazione, durata fino al 2000, con l’AMJ, Associazione Musicisti di Jazz Italiani, di cui è un valido promotore in Campania. 
In questo periodo di intensa attività, Pietro scopre una vocazione che farà poi parte integrante della sua figura di musicista a tutto tondo: l’insegnamento.
Comincia con le scuole private, in particolare con l'Associazione Napoletana Diffusione Jazz e con l'Unlimited Guitar school di Pomigliano d’arco, di cui è direttore per diversi anni, promuovendo per gli studenti workshoop con artisti come Jim Hall, Kurt Rosenwinkel, Frank Gambale, Joe Diorio e tanti altri.
Pietro scopre però presto che questa nuova attività ha bisogno della libertà che solo il conservatorio o le realtà dedicate all’alta formazione possono garantire. Da allora, inizia con il Conservatorio di Cosenza dove si ferma per tre anni; diventa poi docente al Conservatorio di Napoli, dove conduce l’Orchestra Jazz del Conservatrorio, dirigendola in contesti prestigiosi, quali il Teatro San Carlo ed il Festival di Ravello, e nell'incisione di un album dedicato alla musica di Chick Corea. 
È poi ospite fisso delle Master Class di Siena Jazz, vero punto di riferimento in Europa e crocevia di musicisti provenienti da tutte le parti del mondo, per la chitarra e la musica d’insieme. Pubblica Basic Jazz Guitar, un metodo per chitarra per i tipi di Carish, ed è spesso impegnato in attività di trascrizione e revisione, ricavandone materiali in continua evoluzione che immancabilmente mette a disposizione di allievi e appassionati. Fortunatamente l'insegnamento non impedisce a Pietro di suonare, e di creare nuovi sodalizi musicali: Collabora per due anni, dal ’94 al ’96 con gli Area, e nel 1996 pubblica il primo disco interamente a suo nome, "Guitar Style Journey". È un gran successo, il referendum della Top Jazz della rivista "Musica Jazz" lo proclama vincitore come miglior nuovo talento. La sua città lo festeggia, Pietro è ormai a buon diritto diventato un punto di riferimento per i musicisti campani e non solo; nasce per il disco "Quasimodo", per Red Records, il quintetto con Francesco Nastro, Pietro Iodice, Pietro Ciancaglini e Fabrizio Bosso. La formula è vincente, e dà vita ad un altro album, "Easy", per la stessa casa. Incide poi "Opening", con Enzo Carpentieri e Stefano Senni. Con questa sezione ritmica suonerà spesso con i sassofonisti Jim Snidero e Robert Bonisolo, in compagnia di Marc Abrams ed Enzo Carpentieri frequentemente con Dick Oatts. Suona spesso nei progetti del trombettista Giovanni Amato e collabora con Jazz Lag: Borrelli, Vicedomini Emanuele Cisi, Campagnoli e DeTilla con il quale aveva già registrato "By The Wawes". Il circuito dei festival jazz dà vita all'"Orchestra Napoletana Jazz" con la quale si esibisce in tanti contesti in compagnia di solisti come Amato, Zurzolo, Martino, Nini, Vigorito, Sannini e Tranchini. Tra il 1998 e il 2000 la severa critica specializzata nazionale è sempre più convinta dai sui lavori "On My Browser" e "Quasimodo", per i quali collabora tra gli altri con Francesco Nastro al pianoforte. Insieme con lui, Gianluigi Goglia al contrabbasso e Gaetano Fasano alla batteria comincia una nuova avventura in quartetto... e dopo alcuni anni di attesa, finalmente, "Wild Cats"…  

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